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lunedì 31 gennaio 2011

Il Segretario Troiano ricorda l'eccidio del 31/01/1923

Nella giornata del 31 Gennaio la comunità di Bernalda ricorda i martiri dell’eccidio fascista del 1923 con una cerimonia commemorativa del triste evento e deposizione di corone davanti alla lapide che ricorda il sacrificio di Giuseppe Viggiano, padre dell’ex sindaco, Pasquale Gallitelli e Maria Di Stasi, colpita a morte mentre stava allattando il suo neonato. Nella stessa giornata di più di ottanta anni fa a Bernalda si radunavano le squadre d’azione fasciste di vari paesi limitrofi, per dar vita ad una manifestazione di propaganda volta a sensibilizzare una città che ancora non registrava una forte presenza del movimento; quello che doveva essere il culmine della manifestazione, cioè la benedizione del gagliardetto fascista, invece fu l’inizio della tragedia. Infatti nella stessa giornata anche le squadre d’azione nazionaliste, molto più presenti nella comunità bernaldese, si radunarono dando vita a violenti scontri con gli avversari politici. Le camicie nere però non si limitarono agli scontri ed ai saccheggi dei negozi del paese, ma entrarono nelle case dei nostri concittadini alla ricerca dei loro rivali facendo sfociare il tutto in un vero e proprio eccidio. Il ricordo di episodi del genere è di fondamentale importanza per mantenere vivi e tramandare alle giovani generazioni, di cui faccio ampiamente parte, i principi su cui si fonda il Partito Democratico, ovvero libertà, rispetto ed uguaglianza. Per questo invito tutta la mia comunità a partecipare alla cerimonia commemorativa o anche solo a dedicare un pensiero profondo recandosi nella Piazza martiri 31 Gennaio dove è situata la lapide. Il Segretario Angelo Troiano

mercoledì 27 ottobre 2010

Troiano segretario del Pd Bernalda, soddisfazione dei Giovani Democratici

L’elezione del venticinquenne Angelo Troiano a Segretario di Circolo del Partito Democratico di Bernalda e Metaponto rappresenta un ulteriore conferma della bontà e della forza di un percorso politico intrapreso dai Giovani Democratici di Bernalda fin dalla loro nascita con le primarie del 21 Novembre 2008. Il consenso unanime di Angelo sta dentro un lungo percorso di impegno in questi anni, apprezzato da tutti, e nell’aver dato un contributo sostanziale sia alla fondazione del Pd che dei Gd di Bernalda sia all’allargamento della colazione di Centro-sinistra che oggi governa Bernalda. Ha dimostrato di saper lavorare ed ha dimostrato dedizione e maturità sotto tutti i punti di vista. Nella considerazione e valorizzazione delle migliori esperienze che dall’organizzazione giovanile provengono, questo è un riconoscimento alla qualità del lavoro, al bagaglio di esperienza, di passione e motivazioni brillanti espresse da tante ragazze e ragazzi che sempre più numerosi si avvicinano alla politica e al civismo grazie alla presenza dei Giovani Democratici. Ed è per questo che oggi l’elezione un giovane segretario alla guida del partito di maggioranza relativa nella coalizione di governo di Bernalda è il percorso naturale per un partito giovane con la grande capacità di innovare e rinnovare. Da oggi si moltiplicano le sfide per i Giovani Democratici di Bernalda che dovranno continuare a sviluppare un azione politica rivolta alle nuove generazioni che come tutti sentono il peso delle politiche negative del Centrodestra di Berlusconi su temi legati al welfare e all’istruzione senza dimenticare il mezzogiorno non solo cancellato dall’agenda politica ma calpestato e umiliato quotidianamente dagli amici leghisti del premier. Il Partito Democratico, con il fondamentale contributo e l’indispensabile presenza dei Giovani Democratici, saprà adempiere fin dai prossimi giorni ai suoi doveri principali in termini di difesa delle libertà individuate dalla Costituzione e di vicinanza ai problemi della collettività, che tanto sente la necessità di tornare a credere in determinati valori e a sentirsi comunità unità. La presenza giovane sia alla guida del Partito Democratico, con Angelo Troiano, sia alla guida del gruppo consigliare del Pd, con Gennaro Collocola, sarà garanzia di un Pd non soltanto presente ma realmente integrato all’interno della società bernaldese, capace di restituire fiducia nelle Istituzioni e credibilità alla Politica. La partecipazione può e deve essere la vera linfa del percorso unitario che il Pd ha deciso di intraprendere nel rispetto delle pluralità politiche e culturali che rappresentano la grande ricchezza del nostro partito. Potenza lì, 26/10/2010
Luca Vitarella
Responsabile Organizzazione Gd Basilicata
Segretario Gd Bernalda

Intervento Congresso di circolo PD Bernalda 2010

Il Partito Democratico, ossia il progetto di innovazione politica più importante concepito negli ultimi decenni, si guarda allo specchio e compie un esame di ciò che esso è stato, di ciò che esso ha fatto, nei suoi primi anni di vita, sottoponendo a discussione leale e serena i processi avviati, i risultati raggiunti, le criticità registrate. Non c’è dubbio che esso non è ancora riuscito a diventare quel grande partito dei riformisti italiani, che avrebbe dovuto riunificare le grandi culture politiche del Paese per proiettarlo verso quella compiuta civiltà democratica che serve agli italiani e che essi meritano. In primo piano, dunque, si impone una analisi critica delle ragioni che sono alla base delle deludenti risultanze della fase di avvio del PD: una stagione caratterizzata dalla retorica del nuovo e dalle improvvisazioni nuoviste, dall’enfasi della comunicazione mediatica e dalla fragilità dell’impianto organizzativo, dalla forte erosione dei consensi elettorali e dalla polverizzazione del sistema delle alleanze. In questo quadro l’esperimento coinvolgente delle primarie ha finito soltanto per contrapporre elettori ed iscritti e per alimentare atteggiamenti leaderistici a tutti i livelli; e la tanto invocata vocazione maggioritaria ha fatto inclinare verso il bipartitismo, che è estraneo alla storia ed alla realtà del Paese, la scelta strategica compiuta in favore del bipolarismo, che è invece una conquista della democrazia italiana. Per essere all’altezza delle sue ambizioni, il progetto del PD deve essere reimpostato su basi di chiarezza e di concretezza così come sta facendo il segretario nazionale del partito, Pierluigi Bersani, con le idee e le proposte che la motivano e l’accompagnano, rappresenta una scelta indiscutibile in questa direzione. Il Congresso che si sta celebrando è un congresso fondativo, dal quale deve rimettersi in moto un partito degno di tal nome: un partito, figlio delle sue tradizioni e aperto alle domande del nuovo secolo, non strutturato sulle vecchie ideologie ma dal profilo politico-culturale ben riconoscibile, collegato ai movimenti riformatori e progressisti che, dopo l’elezione di Obama, hanno riguadagnato una dimensione globale, con una organizzazione associativa ed un radicamento sociale e territoriale robusto e diffuso. Un partito dalla identità plurale come un partito popolare (cioè né classista, né populista, ma di massa), che pone in cima alla sua scala di valori l’uguaglianza e l’equità (come elaborati dalla tradizione cattolico-democratica e dalla cultura della sinistra democratica e liberale), che assume la laicità come quadro fondamentale di cittadinanza per tutte le convinzioni etiche e religiose; e che, dunque, si declina come partito dei lavori e dei ceti produttivi, delle donne e degli uomini, dei giovani, dei territori e della sussidiarietà, della conoscenza e dei saperi, dei diritti civili, dei cittadini e del nuovo spirito civico. Bene, questo percorso il circolo di Bernalda l’ha intrapreso e la dimostrazione è davanti a noi, ovvero, l’unico candidato a segretario è il giovane Angelo Troiano. Un ragazzo che da anni si impegna per il bene collettivo ed ha già dimostrato di essere uomo di partito. L’ha dimostrato impegnandosi fin in fondo all’interno dell’organizzazione giovanile del Partito Democratico, collaborando al grande successo riscosso dai Giovani Democratici durante la festa della generazione democratica svoltasi a Piazza del Popolo quest’estate in cui è stato palese che alle porte è pronta nuova linfa, ragazzi che hanno tanta voglia di imparare e di cimentarsi. Quello del PD di Bernalda non è un progetto politico a disposizione di avventure solitarie. Il PD si propone quale casa comune dei riformisti, ma non pretende né persegue l’assorbimento forzato di tutte le espressioni riformatrici e progressiste, di sinistra, laiche ed ambientaliste, che non hanno rappresentanza in Parlamento. Soprattutto, la vocazione maggioritaria non significa alimentare la pericolosa illusione dell’autosufficienza e rifiutare la logica delle alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perché costruite nella chiarezza, sulla base di convergenze non opportunistiche e di precisi vincoli programmatici. Per questo, caro candidato segretario, il compito che stasera l’intera classe dirigente di questo partito ti sta affidando è di importanza rilevantissima, in quanto si è deciso di scommettere su di un giovane capace di essere grande mediatore e leader nella coalizione di centro sinistra che governa Bernalda e Metaponto, ma allo stesso tempo capace di essere tra la gente, con la gente e soprattutto in grado di spiegare qual’ è la missione di questo grande partito.
Gennaro Collocola - Capogruppo PD Comune di Bernalda

venerdì 11 settembre 2009

ROBERTO SPERANZA CHI SONO: Mi presento. Sono nato a Potenza il 4 gennaio 1979. Sin da giovanissimo ho sentito fortissima la necessità di dedicare parte della mia vita alla Politica. Questa è per me lo strumento più bello per costruire una realtà migliore. Prima nel movimento studentesco e poi nella Sinistra Giovanile, ho lavorato affinché si realizzasse un’idea di società in cui ciascuno possa avere una possibilità in più, in cui i diritti non vengano mai negati, in cui gli individui, indipendentemente dalla loro condizioni sociali, etniche o culturali, possano serenamente vivere in pace. Della Sinistra Giovanile sono stato prima segretario regionale, e poi presidente nazionale. Gli anni di direzione politica sono stati bellissimi. Mi hanno dato modo di capire che la battaglia per costruire una realtà migliore è condivisa da tantissime altre persone, in Italia, in Europa, nel mondo. Ho creduto da subito nel progetto politico del Partito Democratico. È una storia meravigliosa che darà nuova linfa alla democrazia italiana e che presto ci consentirà di costruire un Paese più giusto e più dinamico. Per questo, alla nascita del Pd, ho deciso di candidarmi all’assemblea nazionale. Oggi faccio parte della direzione nazionale del partito. Credo che il Pd dovrà sempre più mettere al centro il ruolo delle autonomie locali e dei Comuni prima di tutto. Essi rappresentano la linfa decisiva da cui far partire una nuova idea dell’Italia. Per questo, mi sono impegnato in prima linea nella mia città, Potenza, prima come consigliere comunale e poi come assessore all’urbanistica. Per questo stesso motivo sono stato orgoglioso di essere vice responsabile nazionale del Pd per gli enti locali. Ho una grande passione per gli studi storici che ho coltivato, anche dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguendo un dottorato di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea. Sono appassionato di vino e di buona cucina. Amo la Roma di Totti e le serate in giro con gli amici di una vita. Penso che viaggiare sia indispensabile per conoscere e capire il mondo che ci circonda. Ho avuto la fortuna di poter vivere a Londra e Copenaghen e queste esperienze mi hanno dato tantissimo.Tuttavia ho deciso di tornare nella Basilicata che amo, con la forza umile della sua gente, le bellezze e le asprezze del suo territorio.

SALVATORE ADDUCE

(Ferrandina, 14 febbraio 1955) è un politico italiano.

Diploma di maturità, è dirigente della cooperazione, presidente regionale della Lega delle Cooperative della Basilicata dal 1990 al 1995. Iscritto al Partito Comunista Italiano, è stato consigliere comunale di Ferrandina dal 1980 al 1994, componente della Giunta della Camera di Commercio di Matera dal 1992 al 1999, consigliere regionale della Basilicata dal 1995 e presidente del gruppo regionale dei Democratici di Sinistra fino al 2001.

Nel 2001, è stato eletto alla Camera dei deputati nel collegio maggioritario di Matera, in rappresentanza della coalizione di centrosinistra.

Alle elezioni politiche italiane del 2006, risulta il primo non eletto della lista dell'Ulivo al Senato della Repubblica in Basilicata. Il 25 ottobre 2006 viene proclamato senatore in sostituzione del dimissionario Filippo Bubbico.

ERMINIO RESTAINO
E’ nato a Potenza il 12 aprile 1954. Milita nei gruppi giovanili della Democrazia Cristiana, in seguito si è impegna come amministratore al Comune di Trivigno e alla Comunità Montana “Alto Basento”. Dopo l’esperienza amministrativa continua il suo impegno nei quadri dirigenti della D.C. e, allo scioglimento di questa, è stato tra i fondatori del Partito Popolare Italiano, rivestendo dapprima la carica di Segretario Provinciale di Potenza e poi quella di Segretario Regionale. Nel 2000 viene eletto Consigliere Regionale, è componente, come segretario, della Commissione Speciale per lo Statuto, assume la Presidenza del Gruppo P.P.I. alla Regione Basilicata fino al mese di Luglio 2002, quando viene nominato Vice Presidente della Giunta Regionale di Basilicata e Assessore all’Ambiente e Territorio. Riconfermato Consigliere Regionale nella scorsa competizione elettorale.

mercoledì 25 febbraio 2009

Lanciata la Conferenza Programmatica Regionale e la nomina della segreteria Regionale.

Parte oggi il percorso del Pd di Basilicata che porterà alla Conferenza regionale di programma, pervista per il prossimo autunno. E intanto già ad aprile conferenza regionale sull’Economia e sul Welfare preceduta da appuntamenti tematici che coinvolgeranno iscritti, elettori e cittadini su tutto il territorio. E’ quanto è emerso dall’intera giornata che i democratici lucani hanno vissuto oggi sia a livello istituzionale che politico, a partire dall’incontro organizzato dal gruppo regionale del Pd con il mondo dell’economia e del lavoro, fino alla prima riunione della segreteria regionale nominata nei giorni dal segretario regionale Piero Lacorazza. Dell’esecutivo regionale del partito fanno parte Marco Arcieri, Giovanna D’Amato, Salvatore Infantino, Lina Marchisella, Antonello Molinari, Dino Paradiso, Antonietta Petrone, Roberto Speranza, Angelo Summa, Nicola Valluzzi e Rosy Viceconte. A cui si aggiungono i componenti di diritto il segretario regionale dei Giovani Democratici, Giovanni Casaletto, i segretari provinciali Ignazio Petrone e Anna Rosa Ferrara e il tesoriere Angelo Raffaele Colangelo. Una nuova giovane e competente segreteria che nei prossimi giorni sarà completata e definita nelle deleghe e nelle responsabilità. Sarà costituito, nelle prossime settimane, anche un ufficio programma che si avvarrà anche del contributo di elaborazione e di formazione politica della Fondazione BasilicataFuturo e delle associazioni che vorranno partecipare alla rete per un nuovo pensiero democratico. “Una giornata – spiega il segretario – costruita così proprio per lanciare un messaggio chiaro: il Pd vuole costruire un progetto condiviso e partecipato per il futuro della Basilicata e mettere in campo una nuova classe dirigente. Il periodo turbolento a cui siamo stati e siamo esposti non può e non deve fermare il percorso di cambiamento che il Pd ha avviato”. Lacorazza, infatti, si riferisce in particolare “al processo di rinnovamento messo in campo soprattutto con la composizione dei circoli territoriali del Pd in tutti i comuni. Una statistica che offre dati confortanti, con un’età media dei segretari di circa 40 anni, con circa un terzo sotto i 35 anni ma soprattutto, su quasi 130 circoli, oltre il 70% sono segretari alla prima esperienza. Un processo che include anche i 10 mila giovani che hanno votato alle primarie per costruire la nuova organizzazione giovanile del partito, Generazione Democratica, che ha rappresentato il dato percentuale più alto d’Italia. Sta crescendo, dunque, una nuova classe dirigente che con il Pd incontra culture politiche, valori e ideali dentro la storia e verso il futuro”. “Abbiamo strutturato e radicato il partito nel territorio. – conclude Lacorazza – Con la giornata di oggi vogliamo renderlo più aperto al contributo di esperienze, competenze e speranze che insieme potranno essere il lievito di un rinnovato progetto per una Basilicata connessa, accogliente, competitiva e giovane”. la pagina con il profilo dei componenti della segreteria regionale (http://new.basilicatapd.it/Article.aspx?id=463)

mercoledì 4 febbraio 2009

Centro olio di Viggiano, l'attenzione della Regione.

L’assessore Santochirico ha chiamato i responsabili di Eni ed Arpab. Disponibili i dati del monitoraggio. “La Regione segue con la massima attenzione le attività del Centro olio di Viggiano, al fine di appurare con precisione le cause dell’episodio verificatosi nel pomeriggio di ieri e le possibili conseguenze per la salute delle persone e la salvaguardia ambientale”. E’ quanto afferma l’assessore regionale all’Ambiente, Vincenzo Santochirico, che, in merito alla fiammata fuoriuscita dalla torcia dell’impianto, ha interpellato i dirigenti dell’Eni e l’Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente della Basilicata (Arpab). L’Eni ha comunicato che l’episodio si è verificato a causa di una interruzione dell’energia elettrica che ha fatto attivare il blocco dell’impianto e la depressurizzazione della linea di produzione “Monte Alpi”. All’Arpab è stato chiesto di rendere noti i dati della qualità dell’aria rilevati dalla centralina di monitoraggio sita in prossimità del Centro olio di Viaggiano. Questi i dati comunicati (disponibili sul sito internet www.arpab.it nella sezione “bollettino aria”): i valori registrati dalla centralina nella giornata di ieri sono al di sotto dei limiti, pur manifestandosi un picco di benzene intorno alle ore 19,00. “In tema di salvaguardia ambientale e tutela della salute dei cittadini – dichiara Santochirico - la Regione intende mantenere alta la guardia, anche mettendo in atto azioni integrate che garantiscano in maniera costante l’informazione ai cittadini, ai soggetti istituzionali, sociali e associativi. A tal fine, come è noto, sono state accelerate le procedure per l’istituzione del Centro di monitoraggio ambientale della Basilicata e per la costituzione della Rete unitaria per il monitoraggio ambientale”. “Sicurezza dei cittadini e tutela della natura – prosegue Santochirico – sono temi troppo seri ed importanti per essere strumentalizzati da chi, come il consigliere Napoli, pensa di alimentare con gli insulti e l’istigazione all’offesa la fiamma del suo partito. Di fronte a questioni serie, occorre avere la consapevolezza che i cittadini si attendono risposte altrettanto serie, piuttosto che sparate tanto infuocate quanto improvvisate, che sono ancor meno giustificabili quando provengono da rappresentanti delle istituzioni”.

lunedì 2 febbraio 2009

29/01/2009 Lacorazza a Paglica: “Il PDL non è né fresco né nuovo”.

“Il decreto anticrisi è insufficiente e assolutamente incapace di dare risposte ad imprese e famiglie soprattutto nel Mezzogiorno e in Basilicata. Vedo il consigliere Pagliuca in affanno e non vorrei aggiungere altro alle dinamiche che lo vedono coinvolto nel PDL, sino a mettersi contro, come è accaduto qualche mese fa, a provvedimenti che per la prima volta pongono al centro il territorio e rendono partecipe di questo processo, dandone centralità, il Vulture-Melfese”. E’ la replica di Piero Lacorazza a Nicola Pagliuca. “Non per il gusto della polemica ma mi chiedo cosa è accaduto se, come lui dichiara, da anni rendiconta sui provvedimenti del centrosinistra e sistematicamente viene sconfitto alle elezioni regionali. Aldilà del dato personale per il quale evito di essere trascinato in una bagarre inutile vorrei ricordare che Nicola Pagliuca, candidato premier nel 2000 e consigliere regionale nel 2005, è parte di quel gruppo dirigente che misura e rileva sconfitte da quindici anni. Dovrebbe più facilmente farsi da parte chi perde e non chi vince! Bisognerebbe evitare semplificazioni e interrogarsi più a fondo sul perché delle sconfitte del centrodestra in questa regione e non rubricare il tema sotto la voce clientele e potere, poiché quelle sono possibili, purtroppo, ad ogni livello di governo, di sottogoverno e di interessi. Mi pare difficile, quindi, che il PDL, quando si farà, possa essere alternativa credibile nell’assenza di un progetto per la Basilicata e di una classe dirigente che, attraverso salviette di fresh end clin, immagina di presentarsi fresca e nuova agli appuntamenti elettorali”. Lacorazza: “Il decreto anticrisi del quale canta le lodi il Sen. Latronico è acqua fresca". “Il decreto anticrisi del quale canta le lodi il Sen. Latronico è acqua fresca e francamente fa sorridere il confronto con la finanziaria regionale approvata dal centrosinistra che prevede: 23 milioni di riduzione per il costo della bolletta del gas e investimenti sulle fonti energetiche rinnovabili, 8 milioni per il sostegno ai lavoratori fuoriusciti dai processi produttivi, 5 milioni a sostegno dell’università, 20 milioni per aiutare il rapporto tra imprese e credito, 15 milioni per piccoli comuni ed aree interne, 18 milioni per misure di contrasto alla povertà e per le politiche sociali. E poi avremo modo e tempo nel corso delle nostre iniziative di confrontarci nel merito su atti e scelte che attengono al lavoro del Governo regionale e del centrosinistra lucano.” E’ quanto ha dichiarato Piero Lacorazza, segretario regionale del PD, che continua: “In una crisi economica e sociale di proporzioni storiche, e che annuncia ancora effetti ed esiti negativi, il Sen. Latronico descrive provvedimenti inconsistenti nella sostanza per famiglie ed imprese. Non si tratta di dividersi tra pessimisti e ottimisti ma il buon senso, il realismo e i dati dicono che manca una strategia ed una rotta del governo nazionale per uscire dalla crisi. Se il decreto anticrisi è debole per l’Italia, lo è ancora di più per il Mezzogiorno e per la Basilicata. Sono settimane che il PDL chiede il voto anticipato; se questa è la prova del governo c’è da rimanere delusi e se, a proposito di ironie sull’anagrafe, da molti anni gli esponenti del centro destra provano ad arrampicarsi per approdare al governo della Regione senza riuscirci, qualche motivo ci sarà. Neanche sulla benzina sono stati attenti a difendere gli interessi della Basilicata distraendosi sulla necessaria attenzione che si doveva e si deve avere sui rischi e le opportunità del federalismo fiscale. Una vicenda sulla quale il Pd ha dimostrato tutta la sua responsabilità, offrendo una soluzione che va a beneficio dei cittadini, sacrificando la soddisfazione di una magra figura di un centrodestra che in campagna elettorale aveva promesso il dimezzamento del costo alla pompa. Insomma adesso che il coro della richiesta delle elezioni anticipate appare abbastanza ridondante e dopo essersi esercitati ed autoconvinti che la crisi c’è solo da noi, gli esponenti del PDL dicano, oltre le conferenze e i comunicati stampa, cosa stanno facendo per il Mezzogiorno e per la Basilicata, dicano su quale progetto e con chi, uomini e donne, vorranno convincere i lucani. Non vuole essere un’indebita ingerenza ma visto che il PD, anche con le sue complicazioni è stato di fatto oggetto di tanta attenzione, ci auguriamo che per il bene della democrazia italiana che il PDL da cartello elettorale diventi partito.

giovedì 29 gennaio 2009

28/01/2009 Fondazione BasilicataFuturo: venerdi 30 gennaio a Matera Gianrico Carofiglio presenta "Nè qui nè altroVe".

Continuano le attività della Fondazione di cultura politica BasilicataFuturo. Venerdì 30 gennaio 2009 a Matera presso il Complesso Le Monacelle con inizio alle ore 18.00, Gianrico Carofiglio presenta il libro “Né qui né altroVe”. >>>scarica la locandina<<< Inoltre sono stati messi in programma altri due appuntamenti: - il 6 febbraio ’09 a Potenza nell’ambito del ciclo di seminari su MEZZOGIORNO TRA GLOBALIZZAZIONE E FEDERALISMO, verrà svolto il primo seminario “Scenari e strategie per il Mezzogiorno tra programmi comunitari, politiche nazionali e modelli di sviluppo locale”. - il 20 febbraio ’09 a Potenza Ignazio Marino presenterà il libro “Credere e Curare”.

28/01/2009 Nucleare, Bubbico: "No a commissario e contabilità speciale per arsenale ex URSS".

il governo Berlusconi ci riprova e con un emendamento al Ddl per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese e in materia di energia (A.S. 1195) torna sulla vicenda dello smantellamento dei sommergibili dell'ex Unione Sovietica, prevedendo l'istituzione di un'apposita contabilità speciale presso la Tesoreria Provinciale di Roma e la nomina di un Commissario ad Acta che dovrebbe provvedere alle occorrenti attività e a ogni azione utile e funzionale al conseguimento degli obiettivi. L'emendamento fa esplicito riferimento all'Accordo tra Italia e Federazione Russa del 5 novembre 2003, con il quale il nostro Paese, attraverso la Sogin Spa (società del ministero dell'economia), si è impegnato a partecipare allo smantellamento dei sommergibili russi con più di 720 milioni di euro che stanno ancora gravando sui cittadini italiani, gestiti dal Ministero dell'Industria atomica russo con criteri e procedure non conformi ai minimi richiesti in ambito Ue per garantire trasparenza ed evidenza pubblica. Lo smantellamento delle testate, degli armamenti e degli impianti nucleari, come segnalato da diversi organi di stampa tra cui anche la trasmissione Report, è diventato il grande business degli ultimi anni e intorno ad esso vengono segnalati interessi 'opachi' da parte di operatori spregiudicati di diversi Paesi e anche di Regimi. Adesso con un emendamento a un Ddl che nulla ha a che fare con l'intesa tra il governo italiano e la federazione Russa del 2003, l'esecutivo con un colpo di mano vuole introdurre una contabilità speciale per gli stanziamenti destinati allo smantellamento dei sommergibili ex sovietici. Si tratta di risorse provenienti direttamente dalle tasche dei contribuenti italiani e che verrebbero gestite con norme 'speciali' invece che con le normali procedure e i controlli propri della nostra contabilità pubblica. L'opposizione del Pd, iniziata questa mattina in Commissione industria, sarà durissima e senza sconti perché è inaudito che per smantellare i sommergibili nucleari e l'arsenale dell'ex Unione sovietica si metta mano al portafoglio degli italiani e per di più senza la garanzia di un ordinario e trasparente controllo della contabilità normalmente assicurato dallo Stato. Inoltre non è ancora chiara la modalità di smantellamento delle testate e degli impianti nucleari, né dove vanno a finire le scorie. Non è infine chiaro se sono garantite le necessarie condizioni di sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Problematiche complesse in materie tanto delicate richiedono rigore, trasparenza e informazione dei cittadini nella gestione delle procedure a tutela dei rilevanti interessi pubblici in gioco, primo fra tutti la tutela della salute.

CASALETTO:"La Basilicata ha bisogno di grandi scelte"

“L’attuale fase politica è il punto di inizio di una riflessione che vuol rifuggire, per quanto ci riguarda, dalla logica del “più o meno convincente” a seconda delle convenienze.Pensiamo che la Basilicata abbia bisogno di grandi scelte e di tornare ad avere emozioni forti, grandi idee guida cui orientare la propria azione quotidiana”. E’ quanto sostiene in una nota il segretario regionale dei Giovani Democratici Giovanni Cataletto, che aggiunge:“Le misure anticrisi del Governo Berlusconi mortificano le attese di una generazione precaria e meritevole. Taglia gli incentivi per le ristrutturazioni energetiche con danno evidente alle politiche dell’abitabilità. Taglia i fondi per il Servizio Civile. Insomma la crisi economica richiederebbe qualcosa di più. Pensiamo, inoltre, che il Centrosinistra ed il Pd vadano considerati in un arco lungo di suggestioni e di motivi che ne hanno fatto un interlocutore credibile per la società lucana. Oggi quelle suggestioni le avvertiamo di meno e non avvertiamo la sensazione per cui ogni cambiamento avviene in una dinamica progressiva e alta.Oltre la necessità valga il coraggio. Il coraggio di scelte moderne e lungimiranti, la volontà di uscire dall’iperpoliticismo e di poter scrivere su base equa, e di reciproco riconoscimento tra generazioni, lo Statuto e la legge elettorale regionale. Il coraggio di un partito che rifugga da rivendicazioni identitarie false e strumentali.Ci aspettiamo dalla nuova fase del Centrosinistra di poter parlare di contenuti a partire da misure fortemente innovative come l’internet veloce in ogni angolo della regione.Pur consapevoli dei segnali dati nella finanziaria regionale su misure anticicliche ed in materia energetica pensiamo che occorra una rivisitazione della cittadinanza solidale dando più spazio all’orientamento ed alla prima occupazione, dalla verifica puntuale di politiche attuate e non, come ad es. i master e la mai convocata Conferenza Regionale sull’Università.Crediamo – conclude Cataletto - che sulla consistenza della politica e sull’autonomia di una generazione si fondino le speranze per una regione migliore di quella attuale e per un contributo giovanile al Partito Democratico”.

martedì 27 gennaio 2009

LA GIORNATA DELLA MEMORIA

27/01/2009 Una Memoria per il domani Argomento: Politica Sezione: Politica Invia Stampa Evitare l’oblio, impedire la negazione della storia e ostacolare l’ingiustificabile capovolgimento della realtà. La Giornata della Memoria che si celebra ogni 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 avvenne la liberazione degli ultimi sopravvissuti del campo di concentramento di Auschwitz, è destinata a questo: allontanare il pericolo dell’antisemitismo, scacciare il male che nel terreno putrido dell’intolleranza non smette di ritrovare vigore e forza.I fatti che la cronaca continua ancora a raccontare non lasciano spazio a dubbi. Il pericolo esiste, e non va sottovalutato. Secondo una ricerca condotta dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano) e pubblicata dal Corriere della Sera mostra un quadro molto complesso e inquietante. “Il 44% della popolazione italiana – afferma la ricerca – mostra pregiudizi o atteggiamenti ostili agli ebrei”. Di questi, ben il 12% sono considerati i “veri antisemiti”. Cifre, queste, che concorrono a giustificare la preoccupazione espressa dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Il primo cittadino italiano, intervenuto alle celebrazioni in memoria della Shoah, parla di “virus dell’antisemitismo”. Di un male, cioè, che va curato prima che esploda e che infetti il corpo fragile della società."Proprio in questi momenti - dice Napolitano - deve farsi più forte la vigilanza ed esprimersi più nettamente la reazione contro il riprodursi del virus dell'antisemitismo, contro l'insorgere di nuove speculazioni e aggressive campagne contro gli ebrei e contro lo Stato ebraico". Il Capo dello Stato ricorda, infatti, che la celebrazione del 27 gennaio giunge a pochi giorni dal conflitto nella Striscia di Gaza, "vissuto con angoscia dagli amici del popolo israeliano e del popolo palestinese". Anche per il segretario del PD, Walter Veltroni, la Giornata della Memoria riguarda “qualcosa di molto attuale e per nulla rituale”. “E’ intollerabile – ricorda il leader democratico nel suo intervento su il Riformista – rovesciare le stelle di Davide in simboli nazisti: quella stella a sei punte portate sulle divise a brandelli nei campi di concentramento era l’annuncio della morte, non può che essere foriero di incomprensioni e problemi”. “Credo sia questo il senso giusto da fare anche a questa giornata. – continua Veltroni – Il ricordo, la memoria, non è la celebrazione di un passato immobile di una storia immobile e lontana nel tempo. Deve essere un’azione attiva”. Un’azione, dunque, che può e deve trovar sfogo nel riverbero della verità. Quella verità che ancora oggi viene negata da alcuni e oltraggiata da altri. Quella verità destinata a fare da cura al passato e da monito al futuro.

venerdì 23 gennaio 2009

riduzione costo dei carburanti

23 gennaio 2009

Conferenza stampa dei parlamentari Pd su riduzione costo dei carburanti

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Per vedere la conferenza clicca sull'immagine.

venerdì 16 gennaio 2009

15/01/2009 Intervista Rai di Lacorazza: “Progetto ed alleanza ripartano da Matera”.

«C’è una dialettica, per la verità anche troppo effervescente, all’interno dei partiti e del PD. Io vorrei però che si restituisse con sincerità il carattere di questa discussione al progetto per questa regione ed ad una alleanza credibile per realizzare questo progetto. All’interno del PD ci sono le criticità e la dialettica di un grande partito in formazione, la nostra è una discussione aperta, anche gli organi di informazione hanno potuto assistere ad una direzione regionale né facile né scontata». E’ quanto ha dichiarato Piero Lacorazza segretario regionale del PD intervistato dal giornalista RAI, Edmondo Soave. Sul Centrodestra che chiede il voto anticipato Lacorazza ha voluto ricordare che “dal 2001 ad oggi hanno governato per sei anni l’Italia e poco e nulla è stato fatto per il Mezzogiorno e per la Basilicata. (per le imprese disattesi impegni e proclami, per le famiglie la beffa della social card, sul petrolio lo scippo di competenze e controllo, sul Parco della Val d’Agri un commissario senza intesa con la regione, il tentativo di dirottare i fondi FAS, i tagli alle politiche sociali ed infine sulla crisi e sulle crisi industriali annunci di tavoli e sottotavoli, etc.) Questa è la prova del Governo. Inoltre quegli stessi dirigenti che chiedono il voto anticipato sono il frutto di quindici anni di sconfitte della destra in Basilicata». Sollecitato sulle differenti visioni tra il Presidente De Filippo e il Pd, Lacorazza ha risposto che «non è in discussione la fiducia al Presidente De Filippo, semmai il “come” questa crisi, che si è aperta con le dimissioni di Folino e con l’azzeramento della Giunta da parte di De Filippo, restituisca ai lucani la costruzione di progetto per la Basilicata del futuro e la credibilità della politica e l’autorevolezza delle istituzioni per realizzarlo. Innanzitutto un progetto che faccia diventare questa regione più connessa (infrastrutture materiali ed immateriali), più competitiva (imprese che possano reggere alla sfida del mercato), più accogliente (lavoro e maggiore qualità della vita) e più giovane (in cui competenze, merito e sapere possano essere un tratto riconoscibile della Basilicata del futuro). (Per questo, a partire dalla riunione di maggioranza di lunedì, il confronto deve partire sul Documento Unico di Programmazione 2007/2013, sulle risorse naturali, sul sistema produttivo, sul welfare regionale e su un più virtuoso rapporto tra centro e periferia). I tempi, che spero siano brevi, e la formazione della Giunta scaturiranno anche dal confronto tra i partiti e nei partiti». «Penso, inoltre, che sia la necessità di porre le basi nelle prossime settimane per dare forza e credibilità ad una nuova fase della nostra regione. Penso, per esempio, che per fare questo è necessario ripartire da Matera città e dalla sua provincia. Ripartire proprio da dove questo processo si inceppato con la sconfitta al Comune. Partire da quel territorio e da quella città che hanno dato un contributo decisivo al dinamismo di questa regione e che oggi vive, come tutta la regione, una difficoltà». Significa candidare un esponente del Pd alla guida della Provincia? ha chiesto Soave. «Penso che un partito grande come il nostro, nel rispetto dell’alleanza e riconoscendo il lavoro di chi ha operato nel corso di questi anni, deve accettare la sfida e offrire la sua leadership, autorevole e vincente, per la guida della Provincia di Matera».

Luca Vitarella nominato responsabile organizzativo regionale

Dopo un primo giro di contatti telefonici e incontri e considerata la necessità di andare verso una fase più operativa dei Giovani Democratici di Basilicata procedo alla indicazione di Luca Vitarella (di Bernalda) quale “responsabile organizzativo regionale”. La indicazione di Luca sta dentro un lungo percorso di impegno in questi anni, apprezzato da tutti, e nell’aver dato un contributo sostanziale nella fase delle primarie come componente del Comitato Promotore. Ha dimostrato di saper lavorare ed ha dimostrato dedizione e maturità sotto tutti i punti di vista. Nella considerazione e valorizzazione delle migliori esperienze che dal territorio provengono, questo è un riconoscimento alla qualità del lavoro, al bagaglio di passione e motivazione brillanti sia nella provincia di Potenza che in quella di Matera, di cui Luca è un rappresentante riconosciuto. Con la stessa attenzione e con un percorso di ampia partecipazione giungeremo alla costruzione di una segreteria regionale rappresentativa di sensibilità, attitudini e buona volontà. Avvieremo incontri nei territori per giungere al più presto all’approvazione di uno statuto e di un regolamento per la costituzione dei circoli comunali. Questa organizzazione dovrà caratterizzarsi, già dentro la fase organizzativa, per la capacità di aprire un dibattito ed una riflessione costante su tutte le questioni che toccano i giovani, e non solo, di questa regione e cominciando (per la difficile situazione che questa regione vive) a svolgere una funzione politica più generale. Giovanni Casaletto - Segr. Reg. Giovani Democratici

lunedì 29 dicembre 2008

E' Giovanni Casaletto il nuovo Segretario dei Giovani Democratici

28 Dicembre 2008 E' Giovanni Casaletto il 1° segretario regionale dei Giovani Democratici di Basilicata. E' stato eletto all'unanimità oggi a Potenza a margine dell'assemblea regionale che ha visto la partecipazione dei 120 delegati eletti il 21 novembre scorso da oltre 10.000 ragazzi che hanno scelto di partecipare alle primarie dei Giovani Democratici. Giovanni Casaletto, laureando in Scienze Politiche a Salerno con una tesi su Storia del Mezzogiorno, già segretario regionale della Sinistra Giovanile, alla presenza del segretario nazionale dei Giovani Democratici Fausto Raciti e del segretario regionale del Pd di Basilicata Piero Lacorazza, assume la guida dei giovani del Partito Democratico lucano. La relazione introduttiva Care democratiche e cari democratici, dopo una lunga attesa giungiamo finalmente alla prima assemblea regionale dei Giovani Democratici di Basilicata. Sono particolarmente felice, giunti a questo punto, di candidarmi a guidare il nascente movimento politico giovanile. Non vi nascondo un pizzico di scetticismo che ho provato nelle battute iniziali, quando vedevo poche certezze intorno a noi e molta poca considerazione da chi dirige ai massimi livelli nazionali il PD. Diciamocela tutta: non era né facile né ineluttabile che questa organizzazione nascesse. Ma la tenacia con la quale un gruppo di giovani motivati l’ha voluta e conquistata non è solo voglia di protagonismo: è la consapevolezza di aver svolto e di poter svolgere un ruolo di rappresentanza e di proiezione politica di una generazione. È la voglia di non disperdere il patrimonio di volontà, passione civile, partecipazione e contenuto con il quale si è provato a dare risposte alle tante domande di senso che dai giovani ci sono pervenute. Ognuno dai propri luoghi e sotto le proprie bandiere. Adesso ci siamo ed io ho sentito crescere l’entusiasmo col passare delle ore ed attraverso l’incontro di quasi ognuno di voi nei vostri paesi, tra i vostri amici. Ho fatto il segretario regionale della più bella organizzazione politica e sono abituato a girare e tirare tardi a parlare e discutere delle questioni più disparate, quelle importanti e quelle inutili. Questa volta, credo, devo ringraziare le ragazze ed i ragazzi di Brienza che per primi mi hanno coinvolto e chiesto di incontrarli, davanti alla solita birra, certo, ma con insolita e sorprendente voglia di sapere e di conoscere. Ho rivisto ragazzi con i quali ho condiviso gli anni del liceo ed altri che non conoscevo. È lì che abbiamo cominciato ad avere l’esatta percezione, mettendo a rete le esperienze e la comunicazione, di quanto in gamba, preparata, consapevole e incazzata sia una fetta consistente della gioventù lucana. Sono tornato lì più volte ed abbiamo ritrovato il gusto di fare politica (poiché credo che molti di noi, me compreso, abbiano completamente smesso di farla nel corso degli ultimi mesi). Ho incontrato poi tante persone, tornando di nuovo a respirare l’ansia di una generazione che vuole riappropriarsi di sé stessa e del proprio futuro attraverso la politica, non vuole rassegnarsi ad essere un numero senza una storia, ad essere succube invece che libera. Ad essere precaria, incerta e rassegnata. In questi anni abbiamo noi per primi detto che bisognava non aver paura della globalizzazione perché in essa, nei potenti mezzi della tecnologia e delle nuove forme di comunicazione si celano grandi opportunità di successo e di riscatto. Continuiamo a crederlo ed a comunicarlo. I nostri valori e capisaldi restano intatti. Non cediamo alle strumentali affermazioni di Giulio Tremonti sul saggio “La paura e la speranza”. Ben sapendo, però, che non esiste in realtà una forma univoca ed inevitabile di globalizzazione. Si può fare meglio e fare di più. C’è una bella espressione di Giorgio Ruffolo che, affrontando il percorso dell’economia attraverso millenni di storia, parla di un “capitalismo senza le mura” (quello attuale) contrapposto ad un capitalismo dentro le mura (prima) e fuori le mura (dopo). Oggi siamo senza le mura. Senza limiti. Ma con mille contraddizioni. E portando a superamento una logora categoria marxista rende evidente, con una appassionante spiegazione (che consiglio di conoscere) come i limiti dell’attuale capitalismo siano esterni, sono contraddizioni esterne: di una insostenibilità ambientale ed ecologica ed una insostenibilità insita nella società stessa. Ed in effetti questa società, dove si scontrano giovani ed adulti, protetti e disperati, precari qualificati e stabili inefficienti, QUESTA società è investita da processi di disgregazione generati dalla immane crescita economica di questi anni. C’è una crescente ingovernabilità che cresce al crescere dell’interdipendenza, si acuisce il vuoto tra la potenza dell’economia ed il potere dei governi nazionali. C’è un progressivo allontanamento tra le fasce più ricche e le fasce più povere della popolazione mondiale, in cui in pochi hanno sempre di più ed in troppi sempre meno. In questo clima di accumulazione continua si registra un profondo squilibrio tra beni privati e beni collettivi. In cui i primi (oggetto di desiderio ed accumulazione) sovrastano i secondi (bisogni sociali e partecipativi) per importanza e per valore. I primi promossi dalla televisione ed i secondi visti come un inutile spreco o, addirittura come avviene nell’Italia governata da Berlusconi, come un furto al quale i cittadini devono ribellarsi, perché costano e si devono pagare le tasse. Ciò porta ad una privatizzazione della società, al valore solo per i propri desideri ed istinti. Non esiste più la comunità (la società avrebbe detto la Tatcher). Arriviamo così ad una costante spoliticizzazione, alla fine della politica, al discredito della democrazia. In un mondo siffatto la politica e la gente non contano, conta l’economia, ma non quella reale e della produzione, ma la finanza, quella che assomiglia ad una gigantesca casa da gioco in cui si muovono ricchezze e destini collettivi così come si fa con le fiches sul rosso e sul nero di una roulette. Non credo che per un movimento come il nostro non ci siano gli spazi per grandi battaglie di rappresentanza e di civiltà, per grandi lotte ideali. Ma credo che dobbiamo attrezzarci a rappresentare una voglia di libertà e di autonomia dei movimenti e delle scelte. Dobbiamo rivedere le categorie e le coordinate culturali dentro la dimensione dell’individuo e di una maggiore autonomia personale. La Destra è più attrezzata di noi a farlo, ma in un’ottica antistato ed in cui l’individuo è lasciato solo al suo destino ed è libero nelle sue scelte solo in apparenza. Perché poi “non bisogna disturbare il manovratore”, e bisogna consumare e consumare tanto, magari alimentando bolle come quelle recenti in cui pagano miliardi di cittadini. Ma è così che deve andare. Noi dobbiamo lottare per uno Stato ed un pubblico che ci consegni ampie opportunità di movimento e mobilità sociale, in cui il merito venga premiato e l’iniziativa privata venga agevolata, promossa. In cui lo Stato non sia visto come un nemico e quello delle tasse ma il garante democratico delle mie aspirazioni. Credo che lo stesso movimento studentesco di queste ultime settimane ci abbia insegnato tanto. Esso è stato impropriamente accostato al ’68. Ma credo che qui abbia prevalso una voglia di libertà e di autonomismo e non mi pare si sia aperta una nuova corrente di pensiero. Una generazione si è resa protagonista di una battaglia giusta, di una protesta non strumentale. Il decreto Gelmini in realtà è stato uno specchietto per le allodole. La sostanza erano solo ingenti tagli senza un progetto, senza un’idea di scuola e sociale. Ma una consistente fetta generazionale non guidata dai partiti ha forse avvertito l’occasione per sovvertire un racconto pressante. Quello dei nostri tempi. In cui se hai un’idea e la vuoi attuare chi se ne frega: è la finanza che conta e non il merito, il capitale non la tua idea. Da un po’ si sente che per migliaia di giovani quel racconto per fortuna non è più valido. E credo che a ciò contribuisca il messaggio nuovo che viene dall’America di Barack Obama. Ma con altrettanta chiarezza tocca a noi dire che non è più confacente alle proprie idee e voglia di riscatto una scuola ed una università in cui le leggi e le procedure che le regolano sono centralizzate e rigide (da casta!), in cui le retribuzioni dei professori non sono differenziate e non si bada alla qualità dell’insegnamento e dove il fine della politica universitaria è l’equiparazione della formazione e della ricerca tra i diversi atenei, senza competizione, al ribasso e con progressi di stipendio sulla base dell’anzianità. Andrea Ichino ha dimostrato come il reddito della famiglia di provenienza sia più importante nel determinare il successo di uno studente nella egualitaria e sessantottina Italia che in America e che forse sarebbe meglio far pagare agli studenti direttamente le tasse universitarie e con una cospicua parte delle stesse finanziare borse di studio per i meno abbienti, che non gravare su tutti i contribuenti, dove quelli che ne approfittano di più e meglio sono i figli dei più ricchi, perché frequentano meglio e di più. È dentro queste coordinate che noi possiamo parlare di merito e di talento. Chiedere una revisione degli ordini ed una maggiore libertà del mercato del lavoro dentro una rete di garanzie avanzate e non assistenziali. È dentro questa cornice, nella dimensione multipolare e democratica, nella dimensione multiculturale ed europea che dobbiamo leggere lo sviluppo dei giovani lucani e tornare a fargli amare la propria terra, la Basilicata. Le vicende giudiziarie delle ultime settimane e quel che si ripete da qualche anno non aiutano a recuperare uno spirito corale di autodeterminazione, creano un clima molto negativo. Voglio subito dire che non sono un giustizialista e che chi si aspetta da me oggi un atto d’accusa nei confronti della classe politica lucana resterà deluso. Ma resterei io altrettanto deluso se questa platea si soffermasse soltanto sugli aspetti più tossici ed inquinanti (che pure vanno focalizzati) e non invece cogliere questa occasione per una riflessione più profonda ed articolata. Cito soltanto il servizio del Tg1 del 24 dicembre delle 13.30, che mostrava centinaia di cittadini di Pescara sotto la Procura e sotto la casa del Sindaco D’Alfonso a manifestare solidarietà allo stesso. Con dei cartelli che dicevano ridateci il nostro sindaco. Qualche giorno prima avevo avuto modo di commentare col mio amico Marco Rapino di Pescara, che quando la politica è buona ed autorevole, non ci sono grosse difficoltà nel recuperare un rapporto di favore con la gente. Questo per dire che noi tutti dobbiamo rifuggire dall’atteggiamento del tutti uguali e tutti mafiosi, ma dobbiamo altresì chiedere autorevolezza e credibilità alla politica. Ho avuto l’occasione di leggere alcuni punti delle ordinanze e intercettazioni riferite alle vicende ultime. Da esse, prima ancora che illeciti presunti o consumati è la QUALITÀ del sistema delle relazioni e dei rapporti quotidiani che lascia molto a desiderare. Ed il nostro compito, se vogliamo svolgere una funzione politica con maturità e intelligenza, deve essere quello di denunciare lo squallore e la meschinità di comportamenti familistici e amorali (di nuovo fortemente presenti in questa regione) e contrapporre una trama di relazioni sociali fatta di tensione etica, di responsabilità, spirito pubblico, APERTURA MENTALE ed un approccio culturale MENO MEDITERRANEO E PIÙ EUROPEO! Dobbiamo farci interpreti di una nuova etica dei comportamenti, stili e linguaggio e sapere che per noi giovani incazzati la vera questione morale è la questione dei tempi, in una Regione in cui si programma ieri (perché oggi non si programma neanche più) e si realizza tra 20 anni!!! Non si possono perdere treni in una regione che già ne ha pochi. Non possiamo permetterci di restituire all’Unione Europei milioni e milioni di fondi per la coesione. Non è accettabile che ancora non vi sia traccia della programmazione 2007-2013. Bisogna rilanciare investimenti e infrastrutture materiali e immateriali. Bisogna ritrovare una ragione di esistenza e di contatto con le aree limitrofe. Immaginare i grandi collegamenti stradali e ferroviari. Le Fs continuano a togliere treni salvo poi commettere l’errore di annunciare su uno spot nazionale che si va dallo zio Peppe a Matera in treno, spot ripreso su un bell’articolo di qualche giorno fa dal Riformista. Le imprese non verranno ad investire qui se non c’è la banda larga, il gas e l’elettricità a prezzi competitivi. Su ciò riserviamo molta attenzione al modello di sfruttamento delle risorse energetiche (acqua e petrolio) ed all’avvio della Sel, capitolo questo che ha decretato in anni passati un certo grado di autonomia e qualità della programmazione della Basilicata. Bisogna puntare su una qualità dell’ambiente e del turismo, chiedendo alle comunità ed alle amministrazioni multilivello di cominciare a ragionare in ottica integrata e non più campanilistica. Per vincere l’asfissia di relazioni sociali stanche ed assistenziali e rivedere i termini di scambio tra politica e società lucana, una parte sta alla politica ed una parte alla legge elettorale regionale che auspichiamo vada verso un superamento della preferenza unica e possa mitigare una frammentazione elevata che ha il solo risultato di snaturare la logica di alleanze e di progetti politici. La Basilicata cambia. Inesorabilmente e lentamente si spopola, perde energie, le sue forze vitali. Nel I° semestre 2008 aumentano sia l’occupazione che la disoccupazione. I dati ci dicono che si passa da 187.000 occupati nel 2007 a 189.000 nel 2008 con un tasso che passa al 47,8% rispetto al 47,5%; fanno pensare ad un miglioramento della situazione. Certo ci sono 2000 occupati in più. Ma basta leggere i dati della disoccupazione che parlano di più di 5000 persone in cerca di occupazione, per rendersi conto della gravità dei fatti. A fronte di uno 0,3% di occupati abbiamo nello stesso periodo un 2,1% in più di disoccupati (quindi molti si sono iscritti alla ricerca di un lavoro), in definitiva il tasso di disoccupazione lucano è appena (ormai) inferiore (12,3%) a quello meridionale (13%). Sconfortante il dato della popolazione. Dal 2003 al 2005 perde circa 3000 abitanti e dal 2005 al 2007 altri 4000 in termini di residenti. Aumentano solo i comuni del potentino, Pignola, Tito, Avigliano e Satriano (che ha attuato una politica per l’abitabilità), ed aumentano prevedibilmente per l’influenza del capoluogo. Aumentano Melfi, Venosa e Lavello, neanche Rionero. In provincia di Matera solo Bernalda e Policoro, oltre al capoluogo. Il resto è ciò che vedete per le strade vuote e delle attività che chiudono. Istat calcola che nel 2050 saremo meno di 400.000. Interessante il dato riguardante l’immigrazione: cresce anche qui il numero di cittadini extracomunitari. E cresce nei comuni dell’interland potentino, del melfese, più qualche altro caso per ragioni, sempre e comunque, di impieghi stagionali nel comparto agricolo e per lavori domestici e non qualificati. I piani sociali di zona che dovrebbero servire, a nostro avviso, anche ad implementare politiche di integrazione e promozione culturale attraverso il coinvolgimento di forme di associazionismo e del terzo settore, si concentrano sempre sulle stesse tipologie di intervento, offrono poco o nulla ed anche qui ciò che conta è solo la scelta su chi sarà il comune capofila. Ben vengano proposte di coordinamento istituzionale e programmatiche, il riordino delle ASL e la riforma delle Comunità Montane, ma dentro un quadro chiaro di poteri e di suddivisione delle sfere di competenza. Mi chiedo a cosa serva ottimizzare gli ambiti di gestione territoriale se poi perdiamo fondi e non coordiniamo la programmazione a livello regionale. Non si attuano, vieppiù come ho già avuto occasione di dire in un recente intervento sulla stampa, i poteri di controllo e di indirizzo su tutti gli enti strumentali. E spesso a capo degli stessi ci sono figure fortemente inadeguate a qualsiasi ruolo di responsabilità pubblica. E non credo, come ho detto inizialmente da solo poi via via qualcuno si è convinto, che le misure del “Patto con i giovani” siano servite a dare una sterzata a questo stato di cose. Non voglio riprendere una questione che ho avuto più volte modo di rappresentare, ma non vi è stato il giusto investimento sulla scuola e sulla formazione, avremmo sperato nell’avvio di qualche progetto pilota in rete tra scuole lucane e straniere, avremmo sperato in un maggiore ascolto e coinvolgimento. La sintesi è: qualcosa di buono e qualcosa di nuovo. Ma ciò che è buono non è nuovo e ciò che è nuovo non è buono! E allora tocca a noi riprendere l’agenda da dove l’avevamo interrotta. Chiedere più Europa nella nostra regione, nelle scuole, una maggiore internazionalizzazione di imprese e pubblica amministrazione attraverso progetti Erasmus anche per giovani imprenditori ed amministratori. Chiedere alla pubblica amministrazione trasparenza ed efficienza. Meno convenzioni e mantenuti negli enti strumentali e nei comparti strategici quali l’agricoltura e più autonomia. La nostra è la generazione che gira l’Europa, che vive esperienze culturali importanti, che svolge periodi di stage economico-aziendali all’estero e nelle amministrazioni pubbliche di mezzo mondo, nel settore della cooperazione allo sviluppo, nelle organizzazioni non governative. Il tema è come si modernizza ed europeizza il segmento amministrativo e tecnico-gestionale. Bisognerebbe amplificare, senza falsi concorsi, la proposta dei 100 talenti. Bisogna aggiornare la cittadinanza solidale e possibilmente toglierla alla discrezionalità degli operatori e, attraverso meccanismi automatici e oggettivi, trasformarla in un reddito minimo di inserimento regionale. E questa può diventare da subito una proposta operativa e su cui costruire una campagna politica di lotta all’esclusione. Dobbiamo fare di nuovo nostra una battaglia sulla libertà di movimento ed opportunità della cultura in Basilicata attraverso una modifica sostanziale della legge istitutiva. Dobbiamo fare tante cose. Certo non possiamo guardare la Basilicata e compatirla. Sarebbe una operazione ingiusta non cogliere quanto essa sia cambiata in meglio e scongiurato con forti idee guida e una buona classe dirigente i disegni che la volevano divisa in due. Ma non possiamo non interrogarci e non interrogare l’intero arco di forze che compone il centrosinistra lucano sulla qualità del suo governo e della sua attuale azione riformatrice. Se non saremo noi a compiere questa operazione, tra non molto qualcuno tornerà alla carica con facile qualunquismo e potrà dire: “si stava meglio quando si stava peggio”. La Basilicata deve riconquistare uno spazio ed una proiezione nazionale. In fasi diverse e con logiche diverse, con un disegno più o meno progressivo a seconda del periodo, la Basilicata aveva assunto un ruolo nazionale. Adesso bisogna riprenderselo per restituire ai giovani la fiducia in sé stessi e la consapevolezza di poter rappresentare un’isola di buone pratiche nel Mezzogiorno. Comunicare loro la possibilità di realizzare il proprio progetto a partire da qui, da un luogo che sappia essere lo snodo di relazioni Euromediterranee e che faccia dell’apertura, della libertà e dell’indipendenza delle persone un caposaldo della sua idea di coesione sociale. Io credo che sia sotto gli occhi di tutti una certa corpulenza dei blocchi eterogenei che compongono il centrosinistra e che governano. E credo che continuino a coesistere nel centrosinistra e nello stesso PD una idea classica di “partito-Stato” che riproduce un rapporto logoro tra politica e società, tra ceto e cittadini, e dall’altro lato una forte esigenza di rinnovamento che punta a superare questo stato di cose. Ma penso che mentre questa coesistenza e convivenza erano una lungimirante scelta politica allorquando il centrosinistra lucano muoveva i suoi primi passi, oggi sarebbe inutile e dannoso attardarsi in una terra di nessuno che sta tra l’innovazione ed il consenso. Noi scegliamo l’innovazione dentro una società mobile e dinamica. E chiediamo al partito di sceglierla insieme a noi! Noi siamo una gioventù incazzata e se De Filippo e chi governa questa regione non si incazza con noi allora è evidente che non siamo in sintonia. Vogliamo essere la punta avanzata del PD. Non saremo i giovani di nessuno, gli inutili idioti di qualche capetto mascherato dietro ad identità calpestate e non comprese. Noi non utilizzeremo mai mezzi sleali e sciocchi per falsificare le dichiarazioni pubbliche di qualcuno e screditare gli altri nel modo più meschino e fastidioso, salvo poi dichiararsi cattolici e tutti figli di Maria! Noi siamo i giovani democratici. Punto. E vogliamo essere l’ariete che sfonda insieme al partito le porte del cambiamento della Basilicata. E vorrei dire basta anche con questa ansia del nuovismo, con questa retorica del ricambio che ha prodotto solo cooptazione per qualche artista in Parlamento. Sabato scorso sono stato a Roma alla prima assemblea nazionale dei giovani democratici. Ce n’erano tanti, di luoghi diversi. E questo è di sicuro un valore. Ma ad una brillante relazione di Fausto Raciti ha corrisposto un dibattito disarticolato, impolitico ed antipolitico, se non fosse stato per l’intervento di Parisi dalla Puglia e per le belle considerazioni di Roberto Speranza e di qualcuno qua e là. Siamo stati anche attaccati stupidamente da Salvatore Bruno, uno dei candidati alla segreteria nazionale. Ma per fortuna la ragione prevale sempre. Chi voleva un’ulteriore riprova che la politica non si improvvisa l’ha avuta. Voi che siete qui ragazzi, dovete sapere che la politica è un’esperienza straordinaria di altruismo e passione civile. Ci vuole pazienza, tempo, confronto e partecipazione attiva, meditata ed informata. Al momento non vedo altri modelli. E reputo indispensabili momenti di formazione ed approfondimento. Ripercorro con particolare emozione i momenti vissuti con la Sinistra Giovanile ad Eurogeneration, straordinaria occasione di socializzazione, di crescita e di altro... Mi avvio a concludere. Sapendo che davanti abbiamo molta strada. Bisogna dare uno scheletro all’organizzazione. Avviare a costituzione i circoli locali. Lavorare in forme strette di collaborazione area per area. Comporre quanto prima una segreteria regionale per aree tematiche. Giungere entro il 28 febbraio alla elezione dei segretari provinciali come da dispositivo approvato sabato a Roma. E creare spazi nuovi e costanti di iniziativa politica in tutti i Comuni. Porre così le basi per una generazione che si affaccia e che va responsabilizzata, perché il tempo, per tutti, porta ad esaurimento le fasi di ognuno e ne prepara di nuove. Vorrei vedere una generazione combattiva e dinamica, caparbia ma matura, in grado di svolgere una funzione pedagogica nei confronti di tanti miei e vostri coetanei. Vorrei vederla autonoma e indipendente, in grado di pensare con la propria testa e camminare con le proprie gambe. Vorrei! Ma so che spesso non è così. Fuori da questo teatro spesso appare una gioventù distratta, oppure meschinamente interessata. Vorrei non vedere 18enni al citofono di casa che si rivolgono ad un umile consigliere comunale già privi di energia e di speranza. Vorrei non vedere 15enni già rassegnati all’idea di fuggire dopo le scuole od anche durante. Vorrei! Ma tocca proprio a me dire (con fare aristocratico) che forse, in questo momento, molte energie stanno fuori regione, per scelta o necessità. Ma sanno farsi un’idea libera e disinteressata di questa terra. Lo so che è dura ma è così. Dobbiamo essere capaci di interagire e di mettere a sistema le energie che stanno fuori e quelle che stanno dentro i confini regionali. Ma il lavoro è tanto, e ci dobbiamo credere. Voi vi dovete appassionare, ce la dovete mettere tutta. Perché questa platea è pronta e saprà venire dopo di noi e di me stesso. Ma voglio sentirvi gridare, parafrasando Francesco Guccini, “HO ANCORA LA FORZA CHE SERVE A CAMMINARE, PICCHIARE ANCORA CONTRO PER NON LASCIARMI STARE. HO ANCORA QUELLA FORZA CHE TI SERVE QUANDO DI NUOVO SI COMINCIA. Voglio sentirvelo gridare forte ed io, in maniera convinta, potrò dirvi CHE LA MIA PARTE, ANCORA UNA VOLTA, VE LA POSSO GARANTIRE. GRAZIE E BUONE FESTE

venerdì 14 novembre 2008

Manifestazione del 25 Ottobre a Roma. Bus dalla Basilicata

25 Ottobre- Roma , circo Massimo.

Manifestazione" Salva l'Italia."

2 milioni di manifestanti.

La Basilicata, unita, con tutte le sue comunità, i paesi, le genti, non poteva mancare.