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mercoledì 27 ottobre 2010

Intervento Congresso di circolo PD Bernalda 2010

Il Partito Democratico, ossia il progetto di innovazione politica più importante concepito negli ultimi decenni, si guarda allo specchio e compie un esame di ciò che esso è stato, di ciò che esso ha fatto, nei suoi primi anni di vita, sottoponendo a discussione leale e serena i processi avviati, i risultati raggiunti, le criticità registrate. Non c’è dubbio che esso non è ancora riuscito a diventare quel grande partito dei riformisti italiani, che avrebbe dovuto riunificare le grandi culture politiche del Paese per proiettarlo verso quella compiuta civiltà democratica che serve agli italiani e che essi meritano. In primo piano, dunque, si impone una analisi critica delle ragioni che sono alla base delle deludenti risultanze della fase di avvio del PD: una stagione caratterizzata dalla retorica del nuovo e dalle improvvisazioni nuoviste, dall’enfasi della comunicazione mediatica e dalla fragilità dell’impianto organizzativo, dalla forte erosione dei consensi elettorali e dalla polverizzazione del sistema delle alleanze. In questo quadro l’esperimento coinvolgente delle primarie ha finito soltanto per contrapporre elettori ed iscritti e per alimentare atteggiamenti leaderistici a tutti i livelli; e la tanto invocata vocazione maggioritaria ha fatto inclinare verso il bipartitismo, che è estraneo alla storia ed alla realtà del Paese, la scelta strategica compiuta in favore del bipolarismo, che è invece una conquista della democrazia italiana. Per essere all’altezza delle sue ambizioni, il progetto del PD deve essere reimpostato su basi di chiarezza e di concretezza così come sta facendo il segretario nazionale del partito, Pierluigi Bersani, con le idee e le proposte che la motivano e l’accompagnano, rappresenta una scelta indiscutibile in questa direzione. Il Congresso che si sta celebrando è un congresso fondativo, dal quale deve rimettersi in moto un partito degno di tal nome: un partito, figlio delle sue tradizioni e aperto alle domande del nuovo secolo, non strutturato sulle vecchie ideologie ma dal profilo politico-culturale ben riconoscibile, collegato ai movimenti riformatori e progressisti che, dopo l’elezione di Obama, hanno riguadagnato una dimensione globale, con una organizzazione associativa ed un radicamento sociale e territoriale robusto e diffuso. Un partito dalla identità plurale come un partito popolare (cioè né classista, né populista, ma di massa), che pone in cima alla sua scala di valori l’uguaglianza e l’equità (come elaborati dalla tradizione cattolico-democratica e dalla cultura della sinistra democratica e liberale), che assume la laicità come quadro fondamentale di cittadinanza per tutte le convinzioni etiche e religiose; e che, dunque, si declina come partito dei lavori e dei ceti produttivi, delle donne e degli uomini, dei giovani, dei territori e della sussidiarietà, della conoscenza e dei saperi, dei diritti civili, dei cittadini e del nuovo spirito civico. Bene, questo percorso il circolo di Bernalda l’ha intrapreso e la dimostrazione è davanti a noi, ovvero, l’unico candidato a segretario è il giovane Angelo Troiano. Un ragazzo che da anni si impegna per il bene collettivo ed ha già dimostrato di essere uomo di partito. L’ha dimostrato impegnandosi fin in fondo all’interno dell’organizzazione giovanile del Partito Democratico, collaborando al grande successo riscosso dai Giovani Democratici durante la festa della generazione democratica svoltasi a Piazza del Popolo quest’estate in cui è stato palese che alle porte è pronta nuova linfa, ragazzi che hanno tanta voglia di imparare e di cimentarsi. Quello del PD di Bernalda non è un progetto politico a disposizione di avventure solitarie. Il PD si propone quale casa comune dei riformisti, ma non pretende né persegue l’assorbimento forzato di tutte le espressioni riformatrici e progressiste, di sinistra, laiche ed ambientaliste, che non hanno rappresentanza in Parlamento. Soprattutto, la vocazione maggioritaria non significa alimentare la pericolosa illusione dell’autosufficienza e rifiutare la logica delle alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perché costruite nella chiarezza, sulla base di convergenze non opportunistiche e di precisi vincoli programmatici. Per questo, caro candidato segretario, il compito che stasera l’intera classe dirigente di questo partito ti sta affidando è di importanza rilevantissima, in quanto si è deciso di scommettere su di un giovane capace di essere grande mediatore e leader nella coalizione di centro sinistra che governa Bernalda e Metaponto, ma allo stesso tempo capace di essere tra la gente, con la gente e soprattutto in grado di spiegare qual’ è la missione di questo grande partito.
Gennaro Collocola - Capogruppo PD Comune di Bernalda

venerdì 17 aprile 2009

La Bossi tax, 500 milioni per salvare il governo. Spunta l'ipotesi di rinvio al 2010.

Il premier attacca Fini:" la Lega avrebbe fatto cadere il governo". Pd, referendari e Confindustria: "Uno spreco".

immagine documento Dopo il ricatto della lega e la triste ammissione del premier è sempre più incerta la sorte del referendum. Perde quota l'idea di uno slittamento al 21 giugno, mentre guadagna terreno l'ipotesi di un rinvio al 2010. Certo, il male minore rispetto al referendum-truffa del 21 giugno, ma c'è chi ancora non si arrende. Il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, in visita all'aquila spiega: "C'è ancora tempo per organizzare l'election day e con i soldi che si risparmiano abbinando elezioni e referendum si possono costruire 8-10mila abitazioni per gli sfollati del terremoto. Nessun italiano nè di destra nè di sinistra può capire una cosa del genere. Buttare via 400 milioni di euro non ha senso, quando servono subito per il terremoto, per la crisi e per chi non ha lavoro. Adesso bisogna fare delle scelte, delle scelte sulla lunga emergenza, delle scelte sulla ricostruzione". La Bossi tax è il prezzo della vita del Governo. Non un pugno di dollari ma quasi 500 milioni di euro, quelli che si sarebbero risparmiati con l’election day rifiutato dalle destre, che oggi anche Confindustria bolla come uno spreco. “La Lega avrebbe fatto cadere il governo" ha spiegato oggi il presidente del Consiglio, in visita sui luoghi del terremoto, rivela il retroscena della decisione presa ieri di non accorpare referendum sulla legge elettorale e elezioni europee, indicando la data del 21 giugno per la consultazione referendaria. Ieri tra le prime critiche assieme a quelle del PD e di Dario Franceschini si era distinta quella del presidente della Camera, Gianfranco Fini. "Mi spiace che altri interpretano come una debolezza del presidente del Consiglio e del Pdl quella di avere ceduto a una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non fosse stata accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo: bisogna sapere scegliere, o una cosa o l'altra", ha detto Berlusconi riferendosi alle parole del presidente della Camera. Così veniamo a sapere che dopo appena 11 mesi il governo sarebbe già potuto cadere pur di non permettere agli italiani di andare votare una e non tre domeniche di fila per abolire il "porcellum". E oggi anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia attacca: "Decidere di non accorpare la data del referendum con quella delle altre elezioni, spendendo 400 milioni dei cittadini, è assolutamente inaccettabile", ha detto Marcegaglia, intervenendo alla 10/a Lezione Angelo Costa alla Luiss. "Prima hanno detto – fa notare Anna Finocchiaro- che c'erano problemi di incostituzionalità, che gli italiani non avrebbero capito e tante altre stupidaggini. La verità è una sola: che per motivazioni puramente politiche e per mantenere il patto con la Lega, Berlusconi e il suo governo sprecano centinaia di milioni che avrebbero fatto davvero comodo per rispondere all'emergenza del terremoto. Forse è il caso che il premier smetta di fare continue passerelle in Abruzzo: ai cittadini abruzzesi servono di più quei soldi che si potevano risparmiare che la sua presenza". "Berlusconi ha ammesso che la Bossi-tax è il prezzo che gli italiani dovranno pagare per tenere unita la sua maggioranza". Così la capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali, Sesa Amici, commenta le dichiarazioni del premier: “E' molto triste - che in un momento di scarsità di risorse come questo un Presidente del Consiglio si sia piegato ai ricatti di un suo alleato, facendo prevalere gli interessi di partito su quelli del Paese". La delusione degli italiani nel mondo.“Ancora una volta il Governo mette gli interessi di parte davanti alle esigenze del bene comune – dichiara il deputato del Pd e presidente dell’Unaie (Unione nazionale delle associazioni di immigrazione ed emigrazione), Franco Narducci - si è dato spazio alle pretese dei leghisti, dimenticando che questa volta risparmiare circa 400 milioni di euro era un dovere morale vista l’emergenza terremoto, e si preferisce prendere i soldi dal 5 x 1000, togliendolo, in buona parte, alle associazioni benefiche (tra le quali anche quelle più impegnate nella solidarietà con le zone terremotate), piuttosto che usare i soldi risparmiati dall’accorpamento delle elezioni”. Per il deputato “le motivazioni di chi non vuole accorpare il referendum alle prossime elezioni amministrative ed europee sono sinceramente incomprensibili, se non per la paura dell’esito referendario. Queste logiche non verranno accettate dai tanti italiani nel mondo, né dai cittadini italiani che vivono in Italia e che vedrebbero tradito ogni loro sforzo di solidarietà nei confronti dei terremotati”.

No alle passerelle AnnoZero sospeso: censura politica? La libertà di informazione va rispettata sempre

15 aprile 2009 immagine documento Il PD: concordiamo un decreto per l'emergenza. “Berlusconi chiede al mondo politico di non andare in Abruzzo per fare passerelle e poi subito dopo convoca il prossimo Consiglio dei ministri a L'Aquila. Questa sì che sa di passerella e di operazione di immagine! Se vuole prendere provvedimenti per i terremotati lo faccia, ma a Palazzo Chigi. Sarebbe bene un ripensamento”. Così Dario Franceschini a margine della conferenza stampa per la presentazione del progetto internet Italia Nascosta. Il messaggio è chiaro e forte. Lo è soprattutto se si considera la posizione di totale responsabilità assunta dal Pd nei giorni successivi al dramma abruzzese per evitare ogni forma di polemica e per concertare la massima collaborazione con il governo nell'affrontare l'emergenza del dopo terremoto. “Voglio credere che lo stesso atteggiamento lo avrebbero avuto anche nel centrodestra a parti rovesciate. Ora però siamo davanti alla seconda fase di emergenza e alla ricostruzione. Per questo il nostro ruolo sarà quello di controllare come funzionano e funzioneranno le cose. Oggi Non verranno spenti i riflettori quando il terremoto non farà più notizia e si manterranno tutte le promesse fatte”. "C'è una prima esigenza di risorse per l'emergenza – ha continuato Franceschini - e poi un secondo livello di cui ancora non si conosce la cifra che sono le risorse per la ricostruzione. Noi siamo pronti a discutere come reperire queste risorse ma è importante che le due fasi siano distinte". Incalzato dai cronisti sulla vicenda di Annozero di Michele Santoro, per il reportage fatto da Sandro Ruotolo sul terremoto e le vignette satiriche di Vauro – che hanno portato alla sospensione del vignettista e la richiesta di riequilibrare l'informazione per Santoro nella prossima puntata -, Franceschini ha dichiarato:”A me Annozero non piace molto perché fatto da persone che pensano di avere la verità in tasca. Nonostante tutto sono fautore dell'assoluto rispetto per la libertà di informazione e di stampa. Vanno bene le critiche, non le sanzioni”. Della stessa opinione anche Paolo Gentiloni, responsabile della Comunicazione del Pd, che ha ribadito che “la strada burocratico-disciplinare imboccata dalla direzione generale della Rai lascia sconcertati. E' assurdo pensare di affrontare problemi editoriali con provvedimenti censori. E' ancora più inspiegabile che tali provvedimenti riguardino la satira. Critiche e discussioni sui programmi di Santoro sono più che legittime ma non possono dar luogo a iniziative di questo genere. Il vertice Rai farebbe bene a concentrarsi sui veri problemi dell'azienda, invece di annunciare misure burocratiche nei confronti di Annozero o di Report”.